
Per oggi non parlerò di corse, maratone o bici.
Userò questo piccolo spazio per dire la mia in merito al putiferio che si è scatenato sulla sentenza che potrebbe decretare la scomparsa del Crocifisso dalle scuole di tutta Italia.
Sono nato in una famiglia cattolica dove la fede, la famiglia e il lavoro sono considerati le uniche cose che rendono vero e vivo un uomo. Ho frequentato le scuole dell'obbligo presso un istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane dove mi è stato insegnato a comprendere il valore della Parola e dell'importanza prioritaria di improntare la mia vita ad essa più che a valutare le azioni degli uomini di Chiesa che, essendo appunto uomini, possono sbagliare.
Ho un lavoro, la passione della mia vita, che mi è stato regalato dopo un corso professionale gratuito gestito dai Salesiani di quel Don Bosco che credeva tanto nei giovani considerati "mele marce" e che continua a fare più bene da morto di quando era in vita.
Sono cresciuto con dei parenti, nonni, zii, dalla fede incrollabile che quando avevo una interrogazione, un compito in classe o un esame importante accendevano una candelina o pregavano per me.
Mio zio, prima di un intervento importante da cui purtroppo non si è più svegliato, nell'ultima telefonata in cui l'ho sentito mi ha detto "mi operano nel giorno in cui è morto il Signore". Era un venerdi'.
Mi è stato insegnato che un segno della Croce non è una filastrocca ma contiene un soggetto sottinteso che è l'azione che ci si sta apprestando a compiere affinchè sia improntata all'insegnamento di Cristo, o dedicata a quello che Lui rappresenta.
Nei momenti difficili, quelli neri, in cui la logica ci condanna o condanna le persone care a noi vicine lasciandoci del tutto impotenti, più volte ho pensato a Gesù nell'orto degli ulivi: un uomo solo, abbandonato, in preda al terrore, che cade per terra in ginocchio ma capace di andare in fondo fino alla fine per quello in cui crede con forza e coraggio. Ne ho tratto una forza immensa perchè il suo essere uomo e per un attimo, solo per un attimo debole, mi ha fatto sentire vicinissimo a lui come se sapesse esattamente quello che stessi provando in quel momento.
Ho capito che Dio ha mandato suo figlio sulla terra affinchè provasse le nostre sensazioni, i nostri sentimenti, i nostri dolori e le nostre speranze.
Mi è stato insegnato a vedere il Crocifisso come un qualcosa che ricorda il sacrificio, il portare avanti le proprie idee con convinzione, la speranza. A non vedere la morte che è solo l'apparenza ma la vita che si ottiene credendoci fino alla fine.
Quando delle sere ho spento la luce e mi sono sentito solo, guardando la Croce ho pensato che anche Gesù si era sentito solo e quindi poteva capirmi.
Ho sentito e letto di malati che quotidianamente affrontano esami, chemioterapie, calvari di ogni tipo e che non perdono mai la fede e la speranza quando avrebbero invece tutte le ragioni per pensare "perchè a me".
Mi è stato detto che il vero coraggio è affrontare una causa che apparentemente sembra persa e ci condanna come apparentemente persa era quella di Gesù.
Questo è per me il Crocifisso.
Quando lo vedo ne traggo forza, esempio, passione e coraggio.
Quando lo vedo mi ricordo di quello che sono e da dove arrivo, dove affondano le mie radici: persone che un tempo si segnavano per ringraziare del pranzo, contadini, operai o artigiani che interrompevano il lavoro per dire l'Angelus insieme e che la domenica si incontravano a Messa. Gente umile e felice. Si, felice nella propria semplicità.
Ora leggo che il Crocifisso è uno stecchino di legno.
Leggo che il Crocifisso è un qualcosa che forza la gente al pensiero Cristiano.
Leggo che è solo un cadavere appeso al muro e che va tolto per rispetto di tutti.
Leggo che nel 2009 dobbiamo smetterla di prostrarci di fronte a dei simboletti.
Penso che invece rappresenti la nostra stessa Identità: quello che eravamo e quello che siamo. Rappresenta i valori di tantissime persone, le intenzioni e il coraggio di altre, le speranze e le certezze di altre ancora.
Nessuno potrà sradicarlo dalle persone che lo considerano parte integrante della vita quotidiana.
Sono fiero di essere una di quelle persone, con i miei pregi e i miei difetti.
Buona corsa a tutti



1 commenti:
Cara Denise,
grazie di averlo postato!
Un abbraccio
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