Cavandoli, donne e politica. Una straniera ha sbattuto la porta" di Eugenio Tassini
E se Barbara Cavandoli avesse fatto invece un gesto politico, ma di una politica diversa e sconosciuta, con altre regole e valori ? Cioè, se non fosse per niente un problema di reggere lo stress, di sentirsi offesa (dalle parole dette nel fatale incontro dai rappresentanti della Fiorentina o da quelle non dette da Renzi), di sentirsi inadeguata, di essere stata scavalcata o tradita, tutte cose che abbiamo letto in questi giorni nei commenti e nelle dichiarazioni dei suoi stupefatti colleghi di partito e no.
Se fosse invece e semplicemente, l’irruzione nella vita pubblica di una politica al femminile, che risponde a principii che non sono i nostri, e che dà a queste dimissioni un significato in qualche modo “rivoluzionario” e inatteso, proprio mentre si fa un gran parlare di quote rosa, di giunte composte al 50% di uomini e di donne ( prima in Comune, poi in Regione) e di voglia di una gestione diversa della cosa pubblica. Alla fine, se gli uomini e le donne fanno politica nello stesso modo, a che servono le pari opportunità e le giunta composte con attenzione al genere ? Solo a far foto di gruppo più belle ? A far vedere quanto si è democratici ?
La lettera di dimissioni inviata dall’ex assessore usa un linguaggio privato, colloquiale, che non siamo abituati a trovare negli atti della vita pubblica. Mescola il privato con il pubblico, in un certo modo rendendoli una cosa sola. “E’ notte, sono a casa, ti scrivo”. Così racconta un’avventura scelta per passione, denuncia un sogno infranto, che non c’è più e spiega che il gesto di abbandonare con la prevalenza dei principi. Insomma, i valori per i quali si decide di fare politica sono più importanti anche della politica. Oppure: i motivi per i quali sono qui sono più importanti dell’essere qui. Figurarsi di una convenzione. E Infine perché dovrei parlare linguaggi diversi ( e dire e fare cose diverse ) a casa e in ufficio, nel privato e pubblicamente ?
Gli uomini sono i professionisti della mediazione ( e non a caso la politica fatta dagli uomini è soprattutto la ricerca di un punto di incontro), quel che conta è il fine, non il percorso che si compie per arrivarci. Gli uomini, quando sono gentili, ti dicono che c’è ancora spazio per i sentimenti ( e il cuore, e la passione dunque) in politica, e si sorprendono quando ci si imbattono in un Palazzo. Le donne al contrario sono professioniste dei principii, il come è sostanza, il percorso è poi anche il fine. Magari scritto così può sembrare paradossale, e anche un po’ estremo (perché viceversa ci sono naturalmente degli uomini per i quali il modo è importante, e delle donne che guardano solo al fine); ma qui si vuol parlare di quella che è la cultura (e quindi i valori) maschili e quali quelli femminile.
Se fossi una donna, sarei orgogliosa di Barbara Cavandoli. In quelle otto ore di silenzio, voci e sbigottimento del palazzo, le otto ore del volo a Washington di Matteo Renzi, nessuno poteva credere che quelle dimissioni fossero davvero arrivate così. In quei tempi, con quelle parole con quei modi. Una lettera che sembrava scritta in una lingua straniera (straniera alla politica) e che nessuno pareva capace capire. Figuriamoci di tradurre.
E se Barbara Cavandoli avesse fatto invece un gesto politico, ma di una politica diversa e sconosciuta, con altre regole e valori ? Cioè, se non fosse per niente un problema di reggere lo stress, di sentirsi offesa (dalle parole dette nel fatale incontro dai rappresentanti della Fiorentina o da quelle non dette da Renzi), di sentirsi inadeguata, di essere stata scavalcata o tradita, tutte cose che abbiamo letto in questi giorni nei commenti e nelle dichiarazioni dei suoi stupefatti colleghi di partito e no.
Se fosse invece e semplicemente, l’irruzione nella vita pubblica di una politica al femminile, che risponde a principii che non sono i nostri, e che dà a queste dimissioni un significato in qualche modo “rivoluzionario” e inatteso, proprio mentre si fa un gran parlare di quote rosa, di giunte composte al 50% di uomini e di donne ( prima in Comune, poi in Regione) e di voglia di una gestione diversa della cosa pubblica. Alla fine, se gli uomini e le donne fanno politica nello stesso modo, a che servono le pari opportunità e le giunta composte con attenzione al genere ? Solo a far foto di gruppo più belle ? A far vedere quanto si è democratici ?
La lettera di dimissioni inviata dall’ex assessore usa un linguaggio privato, colloquiale, che non siamo abituati a trovare negli atti della vita pubblica. Mescola il privato con il pubblico, in un certo modo rendendoli una cosa sola. “E’ notte, sono a casa, ti scrivo”. Così racconta un’avventura scelta per passione, denuncia un sogno infranto, che non c’è più e spiega che il gesto di abbandonare con la prevalenza dei principi. Insomma, i valori per i quali si decide di fare politica sono più importanti anche della politica. Oppure: i motivi per i quali sono qui sono più importanti dell’essere qui. Figurarsi di una convenzione. E Infine perché dovrei parlare linguaggi diversi ( e dire e fare cose diverse ) a casa e in ufficio, nel privato e pubblicamente ?
Gli uomini sono i professionisti della mediazione ( e non a caso la politica fatta dagli uomini è soprattutto la ricerca di un punto di incontro), quel che conta è il fine, non il percorso che si compie per arrivarci. Gli uomini, quando sono gentili, ti dicono che c’è ancora spazio per i sentimenti ( e il cuore, e la passione dunque) in politica, e si sorprendono quando ci si imbattono in un Palazzo. Le donne al contrario sono professioniste dei principii, il come è sostanza, il percorso è poi anche il fine. Magari scritto così può sembrare paradossale, e anche un po’ estremo (perché viceversa ci sono naturalmente degli uomini per i quali il modo è importante, e delle donne che guardano solo al fine); ma qui si vuol parlare di quella che è la cultura (e quindi i valori) maschili e quali quelli femminile.
Se fossi una donna, sarei orgogliosa di Barbara Cavandoli. In quelle otto ore di silenzio, voci e sbigottimento del palazzo, le otto ore del volo a Washington di Matteo Renzi, nessuno poteva credere che quelle dimissioni fossero davvero arrivate così. In quei tempi, con quelle parole con quei modi. Una lettera che sembrava scritta in una lingua straniera (straniera alla politica) e che nessuno pareva capace capire. Figuriamoci di tradurre.



0 commenti:
Posta un commento