Detto cosi perde tutto, avrei dovuto scriverlo sabato, anzi nei giorni precedenti, ed è stata davvero mea culpa non averlo fatto, poi non l'ho segnalato ieri e non mi resta altro da fare che segnalarlo oggi, a cose avvenute Don Andrea Menestrina ieri nella Cattedrale di Firenze, nel Duomo è stato ordinato sacerdote insieme ad altri 4 fra cui, se non vado errata, perchè Don Andrea non me ne ha parlato, ma l'ho scoperto per caso, Don Gianni Castorano, giovane che ha fondato qualche anni or sono, l'Associaizone Sentinelle di Pasqua ONLUS, precisamente loro si chiamano Sentinelle del Mattino di Pasqua.
Don Andrea non è un povero scemo e ignorante bigotto, passatemi i termini che di sicuro qualcuno che avrà letto finora gli è di sicuro saltato in mente, ma un giovane laureato in Scienze Politiche che un giorno ha capito che il mondo è fatto di tante strade, sta a noi scegliere quale e scegliere bene. Che augurare a Don Amen? la Chiesa in un brutto momento ha acquistato di sicuro santi sacerdoti, che andranno per le strade a seminare tanto bene, non c'è augurio migliore di questo!
Cinque minuti...Come un pugno di sabbia nel deserto. Come polvere di neve sulla cresta di un monte.
Cinque minuti sono, rispetto alla vita, un quasi niente che passa inosservato. Trascurato. Voglio pensare al dopo. Voglio pensare al domani. Voglio vivere il giorno in cui la bellezza si mostrerà, maestosa e grata, come la donna del mio cuore. E ora sono qui, lungo un sentiero verso.... dove? Siamo tanti, siamo cento ragazzini paffuti che rumoreggiano su per la salita. E davanti a noi c'è un prete silenzioso. Rude, introverso, misterioso. Cammina a passo costante. Non veloce. Costante. Fra un passo e l'altro impiega sempre lo stesso tempo. Se il sentiero presenta ostacoli, sassi o radici, oppure si impenna improvviso, lui semplicemente accorcia la distanza del passo. Ma fra un passo e quello successivo mantiene sempre lo stesso intervallo di tempo. Continuo, fedele, silenzioso, monòtono, instancabile. Come il tempo. La marmaglia dietro di lui si agita, rumorosa; corre, saltella, si ferma, arretra, sopravanza, rompe la fila. E lui continua, incurante. Fino a quando qualcuno comincia a chiedere: "don, ma quanto manca?". Non si gira, non risponde alla prima domanda. Ma non tarda molto ad arrivare la seconda "don, ma quanto manca?"; e allora lui, senza fermarsi, senza rallentare, senza girarsi, a voce bassa e profonda: "cinque minuti". Non è vero e lo sa bene. E sa che non passerà molto tempo prima che.... "don, ma quanto manca?". "Cinque minuti". E' una bugia, oddio, è una bugia! Si capisce bene che è una bugia. I ragazzotti hanno un pò calato il frastuono. Quelli più agili e forti sono ancora lì che scassano, ma qualcuno comincia a chinare la testa e ad attardarsi, rosso in viso, le mani aggrappate alle stringhe dello zaino, la gola rovente. "Quanto manca, don?" "Cinque minuti". Lo vedrebbe chiunque che non è vero: a guardarsi attorno, si vede solo qualche raggio di luce che filtra tra gli alberi, e il sentiero che si arrampica verso una linea di scuro terreno là, molto più in alto di dove sei ora. In cinque minuti non si esce da lì. Lui lo sa che è così, non serve avere già percorso un sentiero per sapere che cosa ti aspetta dopo un fitto bosco, o appena superato un ripido passaggio. La montagna è piena di segnali: sembra cambiare improvvisa, ma invece è solo un lento passaggio da un "più in basso" a un "più in alto". E tutto muta lentamente e inesorabilmente in questa ascesa. Ci vuole esperienza per leggere, ci vuole cuore per ascoltare, ci vuole pazienza per capire. "Quanto manca, don?""Cinque minuti". I più scaltri cominciano a superare la diffidenza e il rispetto verso il sacerdote: "ma è un'ora che dice che mancano cinque minuti...!". E lui tace. Forse abbozza un sorrisetto malizioso, ma se anche così fosse nessuno lo vedrebbe, perchè lui continua il passo senza voltarsi, inesorabile, instancabile, incessante. Il sentiero sembra distendersi un attimo, e fra i sassi spunta uno zampillo di acqua fresca. E' un richiamo irresistibile. Lui passa avanti, senza curarsene, ma non così i ragazzi che lo vedono: "don, dài, per favore, fermiamoci un attimo". Ciascuno avrebbe il tempo di mettere la mani a coppa e bere giusto un sorso di quella acqua benedetta. Chi lo fa si assicura lo stretto indispensabile e può rimettersi velocemente dietro al sacerdote che intanto, senza che nessuno se ne sia accorto, ha rallentato di un poco il ritmo, proprio lì dove il sentiero pianeggiante consente a chi può di recuperare e rimettersi in fila. Ma qualcuno si ferma alla sorgente, sconvolto, maledicendo a bassa voce il prete ed il sentiero, la montagna e tutte le salite. E quando riparte rimane inevitabilmente attardato molto indietro, insieme agli altri che come lui non hanno resistito alla fatica, alla sete, a far rumore, a sopravanzare, a indietreggiare, a rompere la fila, a ignorare i consigli. Qualcuno più grande li sorveglia in fondo alla fila, comprendendo solo ora la disposizione ricevuta dal sacerdote "Stai sempre in fondo a tutti; non ti preoccupare di dove sono io; ci vediamo in cima". Il ristoro rende un po' di coraggio, e così rispunta la domanda "Quanto manca, don?". "Cinque minuti". "Uffa, don, ma mancano sempre cinque minuti?". No. Ne mancano molti di più. E quando, dopo quasi due ore, dopo essere usciti dal bosco, dopo aver percorso una pietraia e superata una malga, si affaccia in lontananza un rifugio, tutti, anche i più sconvolti, capiscono che adesso mancano davvero cinque minuti. Il sole scalda il ristoro. L'acqua del lago rispecchia le vette imbiancate di ghiacci perenni. I mille sopiti rumori della montagna sono sovrastati dall'allegria del gruppo che, dopo il meritato riposo, scherza, gioca e canta felice sulle rive del lago. Si fa l'ora del rientro. Il sacerdote si incammina silenzioso, avanti a tutti. Ed io sono ancora qui, lungo un sentiero verso.... dove? Verso casa, verso la vita, verso il futuro che mi aspetta. Cinque minuti dopo cinque minuti dopo cinque minuti dopo cinque minuti. Un quasi niente che mi chiede di essere vissuto, di essere pensato, di essere considerato. Non un libro, non un discorso, non una predica o un sermone. "Cinque minuti" di quel sacerdote bastano per capire che il senso della vita è in questi cinque minuti. In questi. Non nei prossimi. da blog di splinder.com
Cinque minuti sono, rispetto alla vita, un quasi niente che passa inosservato. Trascurato. Voglio pensare al dopo. Voglio pensare al domani. Voglio vivere il giorno in cui la bellezza si mostrerà, maestosa e grata, come la donna del mio cuore. E ora sono qui, lungo un sentiero verso.... dove? Siamo tanti, siamo cento ragazzini paffuti che rumoreggiano su per la salita. E davanti a noi c'è un prete silenzioso. Rude, introverso, misterioso. Cammina a passo costante. Non veloce. Costante. Fra un passo e l'altro impiega sempre lo stesso tempo. Se il sentiero presenta ostacoli, sassi o radici, oppure si impenna improvviso, lui semplicemente accorcia la distanza del passo. Ma fra un passo e quello successivo mantiene sempre lo stesso intervallo di tempo. Continuo, fedele, silenzioso, monòtono, instancabile. Come il tempo. La marmaglia dietro di lui si agita, rumorosa; corre, saltella, si ferma, arretra, sopravanza, rompe la fila. E lui continua, incurante. Fino a quando qualcuno comincia a chiedere: "don, ma quanto manca?". Non si gira, non risponde alla prima domanda. Ma non tarda molto ad arrivare la seconda "don, ma quanto manca?"; e allora lui, senza fermarsi, senza rallentare, senza girarsi, a voce bassa e profonda: "cinque minuti". Non è vero e lo sa bene. E sa che non passerà molto tempo prima che.... "don, ma quanto manca?". "Cinque minuti". E' una bugia, oddio, è una bugia! Si capisce bene che è una bugia. I ragazzotti hanno un pò calato il frastuono. Quelli più agili e forti sono ancora lì che scassano, ma qualcuno comincia a chinare la testa e ad attardarsi, rosso in viso, le mani aggrappate alle stringhe dello zaino, la gola rovente. "Quanto manca, don?" "Cinque minuti". Lo vedrebbe chiunque che non è vero: a guardarsi attorno, si vede solo qualche raggio di luce che filtra tra gli alberi, e il sentiero che si arrampica verso una linea di scuro terreno là, molto più in alto di dove sei ora. In cinque minuti non si esce da lì. Lui lo sa che è così, non serve avere già percorso un sentiero per sapere che cosa ti aspetta dopo un fitto bosco, o appena superato un ripido passaggio. La montagna è piena di segnali: sembra cambiare improvvisa, ma invece è solo un lento passaggio da un "più in basso" a un "più in alto". E tutto muta lentamente e inesorabilmente in questa ascesa. Ci vuole esperienza per leggere, ci vuole cuore per ascoltare, ci vuole pazienza per capire. "Quanto manca, don?""Cinque minuti". I più scaltri cominciano a superare la diffidenza e il rispetto verso il sacerdote: "ma è un'ora che dice che mancano cinque minuti...!". E lui tace. Forse abbozza un sorrisetto malizioso, ma se anche così fosse nessuno lo vedrebbe, perchè lui continua il passo senza voltarsi, inesorabile, instancabile, incessante. Il sentiero sembra distendersi un attimo, e fra i sassi spunta uno zampillo di acqua fresca. E' un richiamo irresistibile. Lui passa avanti, senza curarsene, ma non così i ragazzi che lo vedono: "don, dài, per favore, fermiamoci un attimo". Ciascuno avrebbe il tempo di mettere la mani a coppa e bere giusto un sorso di quella acqua benedetta. Chi lo fa si assicura lo stretto indispensabile e può rimettersi velocemente dietro al sacerdote che intanto, senza che nessuno se ne sia accorto, ha rallentato di un poco il ritmo, proprio lì dove il sentiero pianeggiante consente a chi può di recuperare e rimettersi in fila. Ma qualcuno si ferma alla sorgente, sconvolto, maledicendo a bassa voce il prete ed il sentiero, la montagna e tutte le salite. E quando riparte rimane inevitabilmente attardato molto indietro, insieme agli altri che come lui non hanno resistito alla fatica, alla sete, a far rumore, a sopravanzare, a indietreggiare, a rompere la fila, a ignorare i consigli. Qualcuno più grande li sorveglia in fondo alla fila, comprendendo solo ora la disposizione ricevuta dal sacerdote "Stai sempre in fondo a tutti; non ti preoccupare di dove sono io; ci vediamo in cima". Il ristoro rende un po' di coraggio, e così rispunta la domanda "Quanto manca, don?". "Cinque minuti". "Uffa, don, ma mancano sempre cinque minuti?". No. Ne mancano molti di più. E quando, dopo quasi due ore, dopo essere usciti dal bosco, dopo aver percorso una pietraia e superata una malga, si affaccia in lontananza un rifugio, tutti, anche i più sconvolti, capiscono che adesso mancano davvero cinque minuti. Il sole scalda il ristoro. L'acqua del lago rispecchia le vette imbiancate di ghiacci perenni. I mille sopiti rumori della montagna sono sovrastati dall'allegria del gruppo che, dopo il meritato riposo, scherza, gioca e canta felice sulle rive del lago. Si fa l'ora del rientro. Il sacerdote si incammina silenzioso, avanti a tutti. Ed io sono ancora qui, lungo un sentiero verso.... dove? Verso casa, verso la vita, verso il futuro che mi aspetta. Cinque minuti dopo cinque minuti dopo cinque minuti dopo cinque minuti. Un quasi niente che mi chiede di essere vissuto, di essere pensato, di essere considerato. Non un libro, non un discorso, non una predica o un sermone. "Cinque minuti" di quel sacerdote bastano per capire che il senso della vita è in questi cinque minuti. In questi. Non nei prossimi. da blog di splinder.com




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