Oslo, 22 luglio 2011. I 76 morti sono figli di una strage annunciata o "solo" della pazzia di Anders Breivic
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Di solito le stragi si
guardano con l'occhio dell'emotività senza porsi troppe domande.
D'altronde immagini di ordigni che esplodono e di persone che uccidono
non pretendono, sul momento, una spiegazione. Si dice ci siano cose
inevitabili al mondo, destini che non si possono cambiare perché
l'imprevedibilità delle persone non conosce limiti. Sarà vero o è il
solito luogo comune, come il credere che quando una bomba esplode
"nell'occidente libero", o per meglio dire nella patria della finta
libertà, la colpa è sempre degli integralisti islamici? Terroristi che
poco hanno a che fare con i veri mussulmani e molto con la repressione, o
almeno con il cambiamento radicale fatto di violenza assurda, e
vorrebbero il "Corano" diverso da come gli antichi l'hanno scritto e
concepito. Ma non sempre ciò che a prima vista appare reale lo è, come
quelle storie di vita che appaiono appaganti a chi non può permettersi
l'agio ed il lusso che promette un futuro migliore, che appaiono
perfette a chi crede che l'erba del vicino sia sempre e comunque più
verde. Ci sono storie come la storia di Anders Behring Breivic, un uomo
di 32 anni a cui, in apparenza, la vita non poteva dare di più.
Anders nasce nel 1979 a Londra, il
padre è un diplomatico che per decenni ha rappresentato, e fino a pochi
anni fa ha continuato a rappresentare, la Reale Ambasciata di Norvegia
(prima in Gran Bretagna poi a Parigi), la madre un'infermiera con alle
spalle un'altra storia d'amore che le ha lasciato in eredità una figlia.
La coppia però si separa. Anders ha un anno quando va a vivere ad Oslo
con la sorellastra e la madre. Lei si farà una nuova vita ed avrà un
altro figlio, così come il padre che di figli ne avrà altri due. La
situazione economica della famiglia è molto buona e gli permette di
studiare nelle migliori scuole norvegesi. Tutti in quel periodo parlano
in modo entusiastico del ragazzo che si espone aiutando i più deboli, le
vittime del bullismo scolastico. Ha sedici anni vede il padre per
l'ultima volta, ora è pensionato e si è stabilito definitivamente a
Parigi, ma questo pare non influenzare la sua vita, infatti continua gli
studi con molto profitto e si laurea in economia e commercio. Ancora
acerbo d'età si iscrive alla massoneria, nell'Ordine del Liberi
Muratori, ma viene espulso per atti contrari alla loggia.
Ed è dai primi anni duemila che la sua
vita si modifica e prende strade estremistiche, strade di destra che lo
portano ad odiare chi non è cristiano e chi non ha le sue stesse idee.
Nel 2002 inizia la stesura di un libro molto particolare che titola:
"2083-Una dichiarazione europea di indipendenza". Lo finisce nel 2009 e
più che un libro è un memoriale di 1500 pagine che pubblica sul web con
lo pseudonimo di Berwick. Saranno oltre 6000 le persone che ne
entreranno in possesso imparando a conoscere Anders Breivic per come è e
per come vorrebbe essere, un teologo del terrorismo. In vari capitoli,
oltre che scagliarsi contro l'integrazione e l'immigrazione mussulmana,
parla di come fabbricare ordigni chimici, di dove installarli per
ottenere una massima resa di vite umane, di come si può portare a
termine una strage con tecniche militari e quant'altro serve per
diventare il perfetto terrorista (Per leggere il memoriale clicca qui).
Inoltre afferma chiaramente la sua intenzione di farsi ricordare come
il mostro peggiore del dopo-guerra. Il suo slogan risulta chiaro e
capibile a tutti, "solo il terrorismo può risvegliare le masse", e non
si capisce il motivo per cui nessuno lo abbia mai controllato
lasciandolo libero di progettare e procedere col suo piano.
Lui stesso, è scritto nel suo
diario, si stupisce del fatto di non essere mai stato controllato da
nessun uomo dei servizi segreti, anche perché nello stesso periodo aveva
partecipato attivamente ad un forum internet del sito norvegese di
estrema destra document.no, fermamente
contrario all'Islam ed all'immigrazione (che ora, dopo l'attentato, è
molto critico nei confronti dell'uomo), postando scritti altamente
razzisti e preoccupanti. Il suo nome, fra il popolo internet della
destra norvegese, divenne perciò molto famoso nel 2010 per le sue idee
estremamente estremiste e per come avrebbe voluto risolvere certe
situazioni a lui contrarie, ciononostante nessuno degli enti preposti al
controllo ed alla salvaguardia della popolazione pensò mai di
preoccuparsi per quanto scriveva e per quanto faceva. Questo perché la
Norvegia è considerata la terra della tranquillità, una sorta di
"Paradiso" che negli ultimi cinque anni ha registrato "solo" 132
omicidi, e di questi oltre un terzo ad opera di psicopatici e più di un
terzo in liti fra ubriachi. Quindi solo il 19% dei delitti sono stati
trattati come casi di normale criminalità in cui l'assassino ha agito
per cause di interesse o in stato di stress momentaneo.
E' qui dunque che va cercato il
motivo del non controllo? Perché è a questo non controllo che va
ascritta la causa scatenante dell'azione, programmata nel tempo, di
Breivic. Ad un uomo del genere può consentirsi, dopo che ha insegnato a
tutti con quali modalità ed ingredienti costruire un ordigno, di
acquistare tonnellate e tonnellate di fertilizzanti, notoriamente
obbligatori per bombe ad ampio raggio? Si è detto che gli acquisti non
erano sospetti dato che aveva aperto, dopo essere andato a vivere in
campagna a 170 chilometri da Oslo, un'azienda agricola. Ma non era
sospetto che un laureato in economia e commercio, un estremista
conosciuto nell'area razzista della popolazione, un uomo che aveva
scritto, ed in tanti lo avevano letto, un memoriale a favore del
terrorismo, cambiasse radicalmente stile di vita? Nessuno si è posto
l'interrogativo: "Perché chi insegna a fabbricare bombe coi
fertilizzanti va a gestire una fattoria ed acquista, il primo ordinativo
ad aprile, montagne di possibili ordigni?". E' a causa di queste
mancanze, che io chiamo negligenze dell'intelligence e dei servizi
segreti norvegesi, che è maturata la strage evitabilissima di venerdì 22
luglio?
La ricostruzione. Sono le
15.15, Breivic parcheggia l'auto imbottita di esplosivo sotto le sedi
governative di Oslo e si allontana. Alle 15.20 preme sul telecomando il
tasto che aziona il detonatore. Sente il botto e se ne va, deve fare 30
chilometri ed arrivare ai traghetti che portano all'isolotto di Utoya.
Ma perché vuole andare in quel luogo? Perché i giovani laburisti l'hanno
scelta ed occupata, sono oltre cinquecento, per il solito campus estivo
che alterna divertimenti e confronti ideologici; ed i laburisti
norvegesi sono da sempre di matrice social-comunista, non hanno il credo
cristiano e predicano l'unione fra le razze, l'integrazione fra i
popoli. Tutto il contrario di quanto pensa Breivic che, già vestito da
poliziotto, quando arriva al porto, armato di tutto punto, deve
attendere perché la nave non è ancora arrivata. Tutti fanno caso a lui, è
il primo a salire e vuol essere il primo a scendere. Una donna si
insospettisce, in Norvegia la polizia non è armata ed anche se lui le
dice che deve rafforzare la sicurezza dell'isola, proprio a causa
dell'attentato di Oslo, lei quando scende va direttamente dalla guardia
locale che ha l'ufficio a meno di cento metri dal porto di Utoya. Sono
passate da poco le 17.00 e loro saranno i primi due a morire.
Nonostante queste due morti
l'allarme non parte; i giovani sono nei locali sulla costa e seguono le
dirette televisive che parlano di una strage nella capitale, non sapendo
che presto loro faranno parte di quella strage, o sono intenti a
sincerarsi, tramite i cellulari, di come stanno i loro cari. L'eco
dell'esplosione non li turba, loro sono in un'isola distante. Capiscono
che non è così quando Anders Breivic inizia a sparare. Chi gli passa a
distanza di tiro viene falciato e resta a terra. Poche centinaia di
metri ed entra nel campeggio dov'è il campus estivo gridando a tutti di
andarsene. I primi ragazzi vedono un poliziotto e si fidano. Ma lui, uno
alla volta, li uccide. Chi resta all'interno viene fatto uscire grazie
ai lacrimogeni che ha con sé. Il fuggi fuggi è generale così come le
richieste di aiuto. Troppe per non intasare le linee e per far
intervenire in fretta reparti speciali.
Così l'orrore si mischia alla
paura, oltre cinquecento ragazzi fra i quindici ed i ventitré anni si
trovano impreparati all'evento ed un'ora e quindici minuti in balia di
un assassino che gira indisturbato, e non finisce mai le munizioni, è
lunga a passare. Chi si nasconde nei canneti usa i telefonini per
mandare messaggi ai familiari chiedendo loro di non richiamare per paura
che la suoneria attiri il killer, chi si getta in mare non sempre si
salva dalle pallottole. I più forti nuotano per ottocento metri fino ad
arrivare in un campeggio del continente, ma chi ha provato l'impresa da
ferito non è riuscito ugualmente a salvarsi ed è stato risucchiato
dall'acqua. Alcuni restano ad un centinaio di metri dalla riva e vengono
soccorsi da chi ha delle imbarcazioni, una volta sullo scafo sono
costretti a vedere vere e proprie esecuzioni perché Breivic non lascia
feriti, chi non muore subito lo finisce con un colpo alla testa.
Alle 18.20 arrivano i soccorsi,
le squadre speciali, ma i ragazzi non si fidano perché vestiti come il
killer e scappano anche di fronte alla vera polizia. Solo alle 18.35 il
killer viene individuato e fermato, l'incubo per i sopravvissuti è
terminato (continuerà nella loro mente fino a quando avranno vita) e si
iniziano a contare i morti. Alla fine saranno 68 i corpi senza vita
sull'isola e 5 i dispersi. All'infuori della guardia e della donna
uccisi per primi erano tutti ragazzi che pensavano di trascorre una
vacanza divertente e rilassante nel luogo più tranquillo del mondo,
nella nazione in cui nessuno gira armato.
Ora il governo norvegese dovrà
dare tante spiegazioni ai suoi cittadini, non potrà cavarsela con scuse
ufficiali o dando la colpa al destino o al solo Anders Breivic che,
grazie alle leggi norvegesi, anche se si spera facciano eccezioni e per
lui cambino qualcosa, rischia al massimo 21 anni di carcere.
Anders voleva diventare famoso,
voleva diventare il mostro per eccellenza del dopo Hitler. Considerarlo
sano dopo quanto ha fatto gli darebbe la qualifica a cui ambiva e lo
incenserebbe agli occhi di certe persone, chiuderlo per la vita in un
manicomio, al contrario, lo qualificherebbe per ciò che si è dimostrato
essere, solo un pazzo criminale da curare.
Massimo Prati http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com(




1 commenti:
C'e' una terza soluzione per questo soldato di dio : lavori forzati.
Ogni giorno un quantitativo consistente di pietre da spaccare, che se non effettuato non gli farebbe guadagnare la giusta dose di cibo e di sonno, che, di conseguenza gli andrebbe negata.
Un bel documentario dettagliato di come fosse ridotto questo essere abietto, dopo solo un mesetto di questa cura, son convinto scoraggerebbe ogni criminale a fare alcunche'.
E questa e' civilta' : delitto e castigo...!!!
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