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martedì 26 luglio 2011

Oslo, 22.07.2011. I 76 morti sono figli di uan strage annunciata

Oslo, 22 luglio 2011. I 76 morti sono figli di una strage annunciata o "solo" della pazzia di Anders Breivic


Di solito le stragi si guardano con l'occhio dell'emotività senza porsi troppe domande. D'altronde immagini di ordigni che esplodono e di persone che uccidono non pretendono, sul momento, una spiegazione. Si dice ci siano cose inevitabili al mondo, destini che non si possono cambiare perché l'imprevedibilità delle persone non conosce limiti. Sarà vero o è il solito luogo comune, come il credere che quando una bomba esplode "nell'occidente libero", o per meglio dire nella patria della finta libertà, la colpa è sempre degli integralisti islamici? Terroristi che poco hanno a che fare con i veri mussulmani e molto con la repressione, o almeno con il cambiamento radicale fatto di violenza assurda, e vorrebbero il "Corano" diverso da come gli antichi l'hanno scritto e concepito. Ma non sempre ciò che a prima vista appare reale lo è, come quelle storie di vita che appaiono appaganti a chi non può permettersi l'agio ed il lusso che promette un futuro migliore, che appaiono perfette a chi crede che l'erba del vicino sia sempre e comunque più verde. Ci sono storie come la storia di Anders Behring Breivic, un uomo di 32 anni a cui, in apparenza, la vita non poteva dare di più.

Anders nasce nel 1979 a Londra, il padre è un diplomatico che per decenni ha rappresentato, e fino a pochi anni fa ha continuato a rappresentare, la Reale Ambasciata di Norvegia (prima in Gran Bretagna poi a Parigi), la madre un'infermiera con alle spalle un'altra storia d'amore che le ha lasciato in eredità una figlia. La coppia però si separa. Anders ha un anno quando va a vivere ad Oslo con la sorellastra e la madre. Lei si farà una nuova vita ed avrà un altro figlio, così come il padre che di figli ne avrà altri due. La situazione economica della famiglia è molto buona e gli permette di studiare nelle migliori scuole norvegesi. Tutti in quel periodo parlano in modo entusiastico del ragazzo che si espone aiutando i più deboli, le vittime del bullismo scolastico. Ha sedici anni vede il padre per l'ultima volta, ora è pensionato e si è stabilito definitivamente a Parigi, ma questo pare non influenzare la sua vita, infatti continua gli studi con molto profitto e si laurea in economia e commercio. Ancora acerbo d'età si iscrive alla massoneria, nell'Ordine del Liberi Muratori, ma viene espulso per atti contrari alla loggia.

Ed è dai primi anni duemila che la sua vita si modifica e prende strade estremistiche, strade di destra che lo portano ad odiare chi non è cristiano e chi non ha le sue stesse idee. Nel 2002 inizia la stesura di un libro molto particolare che titola: "2083-Una dichiarazione europea di indipendenza". Lo finisce nel 2009 e più che un libro è un memoriale di 1500 pagine che pubblica sul web con lo pseudonimo di Berwick. Saranno oltre 6000 le persone che ne entreranno in possesso imparando a conoscere Anders Breivic per come è e per come vorrebbe essere, un teologo del terrorismo. In vari capitoli, oltre che scagliarsi contro l'integrazione e l'immigrazione mussulmana, parla di come fabbricare ordigni chimici, di dove installarli per ottenere una massima resa di vite umane, di come si può portare a termine una strage con tecniche militari e quant'altro serve per diventare il perfetto terrorista (Per leggere il memoriale clicca qui). Inoltre afferma chiaramente la sua intenzione di farsi ricordare come il mostro peggiore del dopo-guerra. Il suo slogan risulta chiaro e capibile a tutti, "solo il terrorismo può risvegliare le masse", e non si capisce il motivo per cui nessuno lo abbia mai controllato lasciandolo libero di progettare e procedere col suo piano. 

Lui stesso, è scritto nel suo diario, si stupisce del fatto di non essere mai stato controllato da nessun uomo dei servizi segreti, anche perché nello stesso periodo aveva partecipato attivamente ad un forum internet del sito norvegese di estrema destra document.no, fermamente contrario all'Islam ed all'immigrazione (che ora, dopo l'attentato, è molto critico nei confronti dell'uomo), postando scritti altamente razzisti e preoccupanti. Il suo nome, fra il popolo internet della destra norvegese, divenne perciò molto famoso nel 2010 per le sue idee estremamente estremiste e per come avrebbe voluto risolvere certe situazioni a lui contrarie, ciononostante nessuno degli enti preposti al controllo ed alla salvaguardia della popolazione pensò mai di preoccuparsi per quanto scriveva e per quanto faceva. Questo perché la Norvegia è considerata la terra della tranquillità, una sorta di "Paradiso" che negli ultimi cinque anni ha registrato "solo" 132 omicidi, e di questi oltre un terzo ad opera di psicopatici e più di un terzo in liti fra ubriachi. Quindi solo il 19% dei delitti sono stati trattati come casi di normale criminalità in cui l'assassino ha agito per cause di interesse o in stato di stress momentaneo.

E' qui dunque che va cercato il motivo del non controllo? Perché è a questo non controllo che va ascritta la causa scatenante dell'azione, programmata nel tempo, di Breivic. Ad un uomo del genere può consentirsi, dopo che ha insegnato a tutti con quali modalità ed ingredienti costruire un ordigno, di acquistare tonnellate e tonnellate di fertilizzanti, notoriamente obbligatori per bombe ad ampio raggio? Si è detto che gli acquisti non erano sospetti dato che aveva aperto, dopo essere andato a vivere in campagna a 170 chilometri da Oslo, un'azienda agricola. Ma non era sospetto che un laureato in economia e commercio, un estremista conosciuto nell'area razzista della popolazione, un uomo che aveva scritto, ed in tanti lo avevano letto, un memoriale a favore del terrorismo, cambiasse radicalmente stile di vita? Nessuno si è posto l'interrogativo: "Perché chi insegna a fabbricare bombe coi fertilizzanti va a gestire una fattoria ed acquista, il primo ordinativo ad aprile, montagne di possibili ordigni?". E' a causa di queste mancanze, che io chiamo negligenze dell'intelligence e dei servizi segreti norvegesi, che è maturata la strage evitabilissima di venerdì 22 luglio? 

La ricostruzione. Sono le 15.15, Breivic parcheggia l'auto imbottita di esplosivo sotto le sedi governative di Oslo e si allontana. Alle 15.20 preme sul telecomando il tasto che aziona il detonatore. Sente il botto e se ne va, deve fare 30 chilometri ed arrivare ai traghetti che portano all'isolotto di Utoya. Ma perché vuole andare in quel luogo? Perché i giovani laburisti l'hanno scelta ed occupata, sono oltre cinquecento, per il solito campus estivo che alterna divertimenti e confronti ideologici; ed i laburisti norvegesi sono da sempre di matrice social-comunista, non hanno il credo cristiano e predicano l'unione fra le razze, l'integrazione fra i popoli. Tutto il contrario di quanto pensa Breivic che, già vestito da poliziotto, quando arriva al porto, armato di tutto punto, deve attendere perché la nave non è ancora arrivata. Tutti fanno caso a lui, è il primo a salire e vuol essere il primo a scendere. Una donna si insospettisce, in Norvegia la polizia non è armata ed anche se lui le dice che deve rafforzare la sicurezza dell'isola, proprio a causa dell'attentato di Oslo, lei quando scende va direttamente dalla guardia locale che ha l'ufficio a meno di cento metri dal porto di Utoya. Sono passate da poco le 17.00 e loro saranno i primi due a morire.

Nonostante queste due morti l'allarme non parte; i giovani sono nei locali sulla costa e seguono le dirette televisive che parlano di una strage nella capitale, non sapendo che presto loro faranno parte di quella strage, o sono intenti a sincerarsi, tramite i cellulari, di come stanno i loro cari. L'eco dell'esplosione non li turba, loro sono in un'isola distante. Capiscono che non è così quando Anders Breivic inizia a sparare. Chi gli passa a distanza di tiro viene falciato e resta a terra. Poche centinaia di metri ed entra nel campeggio dov'è il campus estivo gridando a tutti di andarsene. I primi ragazzi vedono un poliziotto e si fidano. Ma lui, uno alla volta, li uccide. Chi resta all'interno viene fatto uscire grazie ai lacrimogeni che ha con sé. Il fuggi fuggi è generale così come le richieste di aiuto. Troppe per non intasare le linee e per far intervenire in fretta reparti speciali. 

Così l'orrore si mischia alla paura, oltre cinquecento ragazzi fra i quindici ed i ventitré anni si trovano impreparati all'evento ed un'ora e quindici minuti in balia di un assassino che gira indisturbato, e non finisce mai le munizioni, è lunga a passare. Chi si nasconde nei canneti usa i telefonini per mandare messaggi ai familiari chiedendo loro di non richiamare per paura che la suoneria attiri il killer, chi si getta in mare non sempre si salva dalle pallottole. I più forti nuotano per ottocento metri fino ad arrivare in un campeggio del continente, ma chi ha provato l'impresa da ferito non è riuscito ugualmente a salvarsi ed è stato risucchiato dall'acqua. Alcuni restano ad un centinaio di metri dalla riva e vengono soccorsi da chi ha delle imbarcazioni, una volta sullo scafo sono costretti a vedere vere e proprie esecuzioni perché Breivic non lascia feriti, chi non muore subito lo finisce con un colpo alla testa. 

Alle 18.20 arrivano i soccorsi, le squadre speciali, ma i ragazzi non si fidano perché vestiti come il killer e scappano anche di fronte alla vera polizia. Solo alle 18.35 il killer viene individuato e fermato, l'incubo per i  sopravvissuti è terminato (continuerà nella loro mente fino a quando avranno vita) e si iniziano a contare i morti. Alla fine saranno 68 i corpi senza vita sull'isola e 5 i dispersi. All'infuori della guardia e della donna uccisi per primi erano tutti ragazzi che pensavano di trascorre una vacanza divertente e rilassante nel luogo più tranquillo del mondo, nella nazione in cui nessuno gira armato.

Ora il governo norvegese dovrà dare tante spiegazioni ai suoi cittadini, non potrà cavarsela con scuse ufficiali o dando la colpa al destino o al solo Anders Breivic che, grazie alle leggi norvegesi, anche se si spera facciano eccezioni e per lui cambino qualcosa, rischia al massimo 21 anni di carcere. 

Anders voleva diventare famoso, voleva diventare il mostro per eccellenza del dopo Hitler. Considerarlo sano dopo quanto ha fatto gli darebbe la qualifica a cui ambiva e lo incenserebbe agli occhi di certe persone, chiuderlo per la vita in un manicomio, al contrario, lo qualificherebbe per ciò che si è dimostrato essere, solo un pazzo criminale da curare.

Massimo Prati http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com(

1 commenti:

Marco Bucci ha detto...

C'e' una terza soluzione per questo soldato di dio : lavori forzati.
Ogni giorno un quantitativo consistente di pietre da spaccare, che se non effettuato non gli farebbe guadagnare la giusta dose di cibo e di sonno, che, di conseguenza gli andrebbe negata.
Un bel documentario dettagliato di come fosse ridotto questo essere abietto, dopo solo un mesetto di questa cura, son convinto scoraggerebbe ogni criminale a fare alcunche'.
E questa e' civilta' : delitto e castigo...!!!

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Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un' altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
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Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
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Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

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