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NON LI AVETE UCCISI, LE LORO IDEE CAMMINANO SULLE NOSTRE GAMBE! [23 MAGGIO 1992 - 23 MAGGIO 2012]

mercoledì 28 dicembre 2011

Ecomezza di Pienza del Proffe Fabio Marri


In Toscana, ogni stagione ha il suo incanto

Ho scoperto la Toscana in tarda età… voglio dire che, se l’anno prossimo sarà il mio quarantesimo di attività podistica, e che un passo dopo l’altro ho messo insieme 2200 gare ufficiali, mi accorgo di avere trascurato un po’ la Toscana… Sì, d’accordo, le maratone e le ultra principali le ho corse tutte, anche più d’una volta (Passatore, Pistoia-Abetone, maratone di Firenze, Pisa, Livorno, persino Prato…), ma solo da un paio d’anni frequento quelle corse che alla fine ti lasciano attaccato alle scarpe, anziché la solita fanghiglia ‘sporca’, una creta bianca. Che volete farci: la mia regione, sebbene meno bella della vostra, è talmente ricca di occasioni podistiche, anche fuori strada, che sa un po’ fatica sottoporsi alle fatiche dei viaggi quando invece, dormendo nel tuo letto, alla domenica mattina puoi raggiungere mete comunque interessanti.
Eppure, anche per me c’è stata una tardiva via di Damasco con relativa conversione, e gli evangelisti (per dir così) sono stati da un lato il compagno di tanti viaggi sportivi, Micio Cenci (che, punendomi delle trasferte in Svizzera cui l’ho indotto, mi ha per esempio trascinato al trail dell’Elba e non cessa di magnificarmi il giro a tappe dell’Orcia); e dall’altro l’entusiasta e travolgente signora Denise (io continuo a chiamarla così), che alle volte quasi mi obbliga ad accettare le “sue” offerte. Eccomi dunque, nel 2010, alla ecomaratona del Chianti; e nel 2011, a fine gennaio nella tregenda della Ronda Ghibellina; poi, ai primi di novembre all’Eroica di Gaiole (dove ero stato ingaggiato da Denise proprio nel dopo-Ronda), e ancora sui colli senesi per questo Santo Stefano, quando sotto casa mia c’erano due corse, una addirittura con iscrizione gratuita…
Be’, non sono proprio assiduo, ma il dado è tratto, e l’anno prossimo, chissà: ho fatto incetta di depliant e di “Correre in Toscana”, un paio di idee almeno me le porto dietro da qualche anno…
Tra l’altro, con Pienza avevo un conto aperto da… 43 anni, quando fu la meta della caratteristica gita scolastica dell’ultimo anno di liceo, quella in tre giorni… Ma in famiglia attraversavamo un periodo di ristrettezze economiche, non saltarono fuori nemmeno le trenta o quarantamila lire per la mia gita… Dico solo che ai miei figli un’umiliazione del genere non l’ho mai data, neanche quando partimmo per le vacanze estive senza nemmeno la somma intera per pagarcele... ma ormai, chi non trovò quei soldi gode il riposo eterno, a che vale prendersela?
Dunque, stavolta Pienza: pranzo di Natale finito un po’ prima, viaggio in modo da arrivare quasi all’ora di una frugale cena e ritrovare Micio con altri concittadini habitués di queste bande; alloggio favoloso a cinquanta metri dalla partenza (ma spendo meno dei micetti: almeno in questo so ancora gestirmi), ristorante prenotato a cura dell’organizzazione e infatti… chiuso, l’altro ristorante raccomandato è pure chiuso perché il padrone corre e non vuol perdere tempo in cucina… Bè, si trova comunque, mangiando bene, spendendo il giusto e uscendo a camminare lungo le mura con uno stellato da favola, in cui Micio individua subito a destra di Orione la stella Polare … che però è Giove!
Sveglia con tutta calma, un confortevole falò è acceso in piazza, dove si distribuiscono i pettorali e Fabio Fiaschi illustra tutto quello che c’è da illustrare. Rientro in albergo da dove scendo in tenuta da corsa a dieci minuti dal via: quasi come i top runner… (salvo che il conto dell’albergo lo salderò io, e ci mancherebbe!). Si parla di circa 450 partenti, qualcuno è già andato per la sua strada, qualche altro si ritirerà (ma come ci si può ritirare in una corsetta del genere??): alla fine saranno 391 arrivati. Percorso, tutto sommato, non difficile, su quelle meravigliose carraie, bianche e lisce, già conosciute in gran parte dell’Eroica. Bella discesa di quasi 200 metri di dislivello nei primi cinque km, dove ritrovo un vecchio compagno di tante gare, Gerardo Fara, classe 1944 da Carrara, che sta facendo da tutor alla giovanissima figlia Serena reduce dalla sua prima maratona. Tra una chiacchiera e l’altra, staremo insieme per oltre metà corsa, poi (diciamo così) lo lascerò andare beccando quasi tre minuti. Bravissimo lui; io, come Petrarca, “spero trovar pietà, non che perdono”.
Clima fresco e sereno, maniche lunghe e guanti per quasi tutti (alla fine avremo un po’ caldo); ristori come previsto, segnalazioni impeccabili, panorami dominati dall’Amiata e dalle rocche circostanti (che visiterò poi, in scarpe da passeggio, il giorno dopo); manca solo il rosso e l’oro delle vigne, che ci avevano stregato all’Eroica. Ma ogni stagione ha i suoi incanti, e gli ulivi e i cipressi rimangono perenni.
“Solo 800 metri!”, dice un addetto verso la chiesa del Carmelo, quando ormai le mura di Pienza sono sopra di noi, e la signora Denise ci ha scattato l’ultima foto del giorno: peccato, da vecchio ultramaratoneta e montanaro avevo appena cominciato a far qualche sorpasso (incredibilmente, Ilaria Razzolini mi arriva dietro di 6 minuti! Diciamo che ha preferito una buona compagnia); alla fine, tra gli “argento” (come benevolmente siamo ribattezzati) sono 18° su 31.
Il nostro leader morale Micio, pur rifilandomi più di 20 minuti, arriva solo 120° assoluto: insomma, non era certo una corsa per tapascioni, anche se non mi sembra di riconoscere, ai piani alti della graduatoria, i tipici cacciatori/cacciatrici di prosciutti che vanno solo dove ci sono premi da intascare… Su istigazione morale della signora Denise, per Micio ci sarà comunque una targa-ricordo, più che meritata. La “ricca colazione” promessa dal bollettino consiste, per quanto mi riguarda, in una serie di fette di pane grondanti olio (a pensarci bene, il mio unico libro leggibile s’intitolava “Il pane con l’olio”), e mandate giù con l’ausilio di un miscuglio tra ginger e vin santo in cui ovviamente intingere i cantucci. Peccato, perché mi tolgono spazio nello stomaco per il pranzo comunitario agognato dalla signora Denise…
Smaltisco, nel dopo-gara, con una passeggiata nei paraggi del nostro tragitto per vedere bene l’antica pieve di Corsignano, poi con la visita guidata allo splendido palazzo Piccolomini, indi col concerto di Natale nella gelida chiesa di San Francesco (un giovane tenore niente male riesce a far dimenticare gli strilli di alcune teenagers cui andrebbe interdetto di esibirsi in pubblico).
All’uscita, noto un assembramento e una serie di colpi secchi nel portico sotto il municipio, dove c’era stato il ristoro finale: adesso si gioca al lancio del panforte, buttarlo sul tavolone più in fondo che si può, ma senza farlo cadere… Decisamente, il podismo non è il più stupido degli sport.

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Se non puoi correre, cammina...

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un' altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
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Non lasciare che si arruginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
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Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

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